Erasmus+ Digital tools for outdoor education and game-based learning 2
ERASMUS +
REPORT MOBILITA’ - Giorgia De Luca
dal 25/08/2025 al 29/08/2025
Hosting Organization: Asociación Socioeducativa Eduplus, Santa Cruz de Tenerife, Spain
Workshop Digital tools for outdoor education and game-based learning
2024-1-IT02-KA121-ADU-000200910
Grazie a We Do Fablab e al programma europeo Erasmus+, ho avuto l’opportunità di partecipare al corso “Digital tools for outdoor education and game-based learning presso “Tenerife Courses” a Santa Cruz, Tenerife.
Tenerife Courses è un consorzio di ONG regionali e professionisti dell’educazione che organizza corsi di mobilità KA1 Erasmus+ per il personale didattico (docenti, formatori, staff di scuole, centri di formazione professionale e formazione per adulti). Ho condiviso con piacere questa esperienza con la mia collega Fabiana Mantovani.
24/8 Giorno 1: La partenza.
Siamo partite la mattina presto con destinazione Bruxelles per fare scalo, e poi prendere il volo per Tenerife. Una volta arrivate, siamo andate a prendere l'auto e ci siamo dirette verso Santa Cruz, dove si sarebbe tenuto il corso e avremmo alloggiato.
25/8 Giorno 2:
Dopo aver raggiunto il centro di volontariato, dove si teneva il corso, abbiamo conosciuto di persona Cinzia e Maria Silvia (anche loro associate del We Do FabLab). Siamo entrate e siamo state accolte da Raquel, che ci ha indicato la sala multifunzionale dove si sarebbe tenuto il corso. Lì abbiamo fatto la conoscenza di Steve, il formatore che ci ha seguito durante il primo giorno. Dopo che tutti hanno preso posto, Steve si è presentato e ha proposto un momento di "Improof" per rompere il ghiaccio e fare le presentazioni. Ci siamo messi tutti in piedi formando un cerchio e lui, con dei volontari a turno, mettendosi al centro del cerchio, ha proposto il gioco delle tre frasi (apertura-risposta-chiusura), per esempio: “c’è un circo estremo in città”; “cosa lo rende estremo?”; “ci sono degli elefanti che volano”. Questo gioco, oltre a rompere il ghiaccio, è servito a farci capire che quel luogo era un ‘safe space’ dove tutti potevano sentirsi a proprio agio e liberi di usare la propria fantasia. Poi si è passati al momento delle presentazioni. Qui uno alla volta bisognava andare al centro del cerchio, salutare, dire il proprio nome, dire una cosa bella che ti è successa negli ultimi 7 giorni e fare una piccola danza che tutti dovevano replicare. Finito questo primo momento, si è passati all’introduzione e alla spiegazione di vari strumenti digitali/IA, come: Toodle (piattaforma utile per la comunicazione scuola-famiglie, per l’assegnazione di lavori diversi a ogni studente, per caricare foto e lavori realizzati dai ragazzi che le famiglie possono commentare, ecc.; è una piattaforma a pagamento); ChatBots (per risposte automatiche come segreteria o centralino); NotebookLM (per creare mappe concettuali, report, audio da file che vengono caricati; usando l’opzione ‘overview audio’, questo crea una specie di podcast a due voci che parlano sull’argomento del file caricato); Character.Ai (per usare questo tool serve avere un buon microfono e una buona connessione; qui puoi creare un personaggio di fantasia o reale e avere una conversazione vocale); Udio (crea una canzone in base a quello che gli dici come argomento, genere e sottofondo); Leonardo.ai (piattaforma per creare grafiche e immagini); Gemini (come consiglio principale, Steve ha detto di utilizzare sempre la "deep research", perché questa va a cercare le notizie più attuali e verificate, andando oltre alle informazioni che già possiede. C’è stato mostrato anche l’utilizzo dei ‘gems’, ovvero delle versioni di Gemini più specifiche e mirate per le varie necessità, come ‘storybook’ con il quale ho creato sul momento un piccolo book riguardante la storia di tre alunni e una prof in laboratorio di pasticceria); ChatGPT (qui è stato lo stesso discorso di Gemini, anche qui ci sono i ‘gpts’ che equivalgono ai ‘gems’). Steve ha poi parlato in generale dei digital tools, spiegando che se usati nella maniera corretta possono salvare parecchio tempo ed essere davvero utili sia sul lavoro che nella vita di tutti i giorni. Ha specificato, però, che tutto quello che viene caricato come file, ecc., le varie IA possono riutilizzarlo, che è importante controllare sempre il lavoro che l’intelligenza artificiale crea e che le conoscenze di base non possono essere create con l’IA. Ha anche specificato che l’IA non potrà mai sostituire l’uomo, in quanto le mancano l’empatia e le emozioni (anche se si sta provando a creare anche questo aspetto). Finito il corso, abbiamo scelto di fare il giro dell’isola in auto e di fermarci nei punti più caratteristici, come Los Gigantes, per apprezzare le bellezze del luogo.
26/8 Giorno 3: Outdoor Education, gita ad Anaga. Una volta arrivate al punto di ritrovo, abbiamo conosciuto Javier, l’educatore che ci ha accompagnato per tutti e quattro i restanti giorni. Siamo partite tutte insieme con un piccolo bus (per limitare le emissioni) e come prima tappa ci siamo fermati a Playa Teresitas. Qui Javier (dopo averci dato qualche nozione sulla spiaggia e su Tenerife), ci ha fatto ricreare per terra con la sabbia una grande riproduzione 3D dell’isola di Tenerife. Poi abbiamo fatto il primo gioco Outdoor: ci siamo divisi in gruppi e ogni gruppo ha dovuto creare un nome, un motto e una mossa. Poi ci ha dato delle carte che raffiguravano l’ecosistema marino di Tenerife e dovevamo riordinare le carte formando una catena trofica dove ogni organismo potesse vivere. Una volta fatto ciò, con il metodo ‘Yincana’, uno per volta bisognava correre e posizionare una carta nella sabbia mantenendo l’ordine della catena. La persona dopo poteva partire solo dopo aver dato il "cinque" al proprio compagno di ritorno. Una volta completato, Javier ha controllato e spiegato l’esattezza della catena, e al gruppo vincitore ha dato dei gettoni di legno che valevano dei punti. (Questo gioco serve per creare connessioni tra le persone, facendo gruppo, collaborando e anche imparando cose sull’ecosistema in modo ludico). Dopo aver fatto qualche foto, siamo tornate sul bus e ci siamo dirette verso Anaga. Circa a metà strada, abbiamo fatto sosta in uno spiazzo in mezzo al verde dove abbiamo fatto il secondo gioco Outdoor della giornata: Javier ha distribuito una carta a testa (che ogni partecipante doveva tenere nascosta), dove veniva raffigurata una tradizione di Tenerife. Ogni carta aveva un doppione e senza poter parlare, ma solo imitando il gesto che era raffigurato sulla carta, dovevamo trovare l’altra persona che aveva la nostra stessa tradizione. Una volta che tutti hanno trovato l’altro, una coppia per volta doveva andare in mezzo e mimare la tradizione per far sì che tutti gli altri potessero capire di cosa si trattasse. Alla fine, si è dovuto votare per l’imitazione migliore e ai due che hanno vinto sono stati dati altri gettoni con i punti. (Questo gioco è stato molto utile per far capire in modo leggero le tradizioni tipiche del luogo). Abbiamo ripreso la strada che ci ha portato a Playa del roque de Las Bodegas dove, dopo averci lasciato un po’ di tempo libero per fare foto o passeggiare, ci siamo riuniti tutti in questo ristorante tipico dove abbiamo mangiato tutti insieme delle tapas e del pesce fresco. Dopo la pausa pranzo e un’oretta di bus, siamo arrivati all’inizio del sentiero per fare un piccolo trekking nella foresta di Anaga, dove Javier ci ha proposto il terzo gioco Outdoor: una caccia al tesoro. Dopo aver nascosto e averci fatto trovare il primo scrigno, abbiamo fatto un momento di ‘Forest bath’: ci ha fatto scegliere un albero che sentivamo affine a noi e ci ha chiesto di metterci vicino al tronco e toccarlo, per chi voleva anche abbracciarlo, chiudere gli occhi e stare per un buon minuto in completo silenzio e sentire quello che l’albero e la foresta potevano trasmetterci. (Questo è stato forse il momento più profondo per me di tutta l’esperienza a livello personale: mentre ero abbracciata al “mio” albero, mi sono sentita veramente connessa con la natura e con qualcosa di più profondo che non so descrivere a parole, è stato un momento bellissimo). Incamminandoci nella foresta, abbiamo trovato altri tre piccoli scrigni, e una volta radunati tutti, ci ha fatto vedere che questi 4 scrigni contenevano un foglietto con un’illustrazione, ovvero: le montagne, l’acqua, il vento e gli alberi. Questi sono i 4 elementi fondamentali affinché la foresta possa esistere e resistere. Ogni immagine nascondeva un numero che è stato possibile scoprire solo grazie a una torcia con luce UV, che è stato possibile acquistare grazie ai gettoni vinti con i giochi precedenti. Questi numeri hanno aperto lo scrigno che conteneva il premio finale: una pergamena con raffigurato un simbolo che significa sia acqua che vita e delle caramelle/cioccolatini per tutti. Durante il trekking, Javier ci ha anche consigliato un’app per il cellulare (seek) che consente di inquadrare e fotografare le piante per poterne scoprire il nome, la provenienza, ecc. (Questo gioco è adatto anche a persone con disabilità come sindrome di Down e autismo, ma non per persone con disabilità fisiche).
27/8 Giorno 4: La giornata è iniziata presso il centro di volontariato dove abbiamo fatto, come prima attività, un ‘debriefing’ sulla giornata precedente. Le domande focus sono state: come ti senti? (riferito sia all’attività svolta ma anche in generale); cos’è successo nella giornata di ieri (raccontare tutti insieme i momenti salienti); perché è successo in quel modo? (perché secondo noi è stato scelto quel luogo, quell’attività, ecc.); e come possiamo applicare questi metodi in futuro? (ognuno ha fatto una riflessione su come adattare quest’attività per il proprio lavoro/scopo). Una cosa che Javier ha detto è che una delle cose più importanti è riuscire a far vedere alle persone la bellezza di quello che hanno e di quello che c’è intorno a loro, per far sì che lo apprezzino e lo rispettino. Ci ha poi fatto capire un po’ di quello che c’è dietro la creazione di un’attività come quella che ci ha fatto fare, iniziando a spiegarci il ‘T O R E’: T= thematic (il tema, rendere i partecipanti protagonisti della storia, rendendoli coinvolti), O= organized (organizzazione dei vari step e del premio finale), R= relevant (pensare a un tema che sia specifico e interessante per il target di persone a cui è riferito), E= enjoyable (che l’attività sia piacevole e divertente per tutti). Siamo poi passati all’”Hero’s Journey”, ovvero il concetto di dare l’idea ai partecipanti di essere ‘eroi’ affinché credano di essere in grado di fare le cose. Ha poi spiegato anche la “Theory of flow”, ovvero la teoria di dover sempre stare nel ‘flow’: partire con una prova/domanda semplice e piano piano andare in crescendo, lasciando la parte più difficile alla fine. Questo serve perché se le domande risultano troppo facili e banali, le persone tendono a cadere nella noia, e all’opposto, se sono prove troppo difficili, le persone tendono a cadere nell’ansia o nella frustrazione. Dopo una pausa, abbiamo svolto delle attività Outdoor: come primo giochino abbiamo fatto ‘Fred says’ (gioco non proposto da Javier ma da Talia e James, due ragazzi che lavorano in una scuola elementare di Berlino che partecipavano al corso). Il gioco consiste nel mettersi in cerchio e uno dice, per esempio: “Fred says touch your N O S E” e tutti in coro devono dire ‘nose’ mentre si toccano il naso. Loro lo utilizzano per insegnare ai bambini la giusta pronuncia delle lettere/parole ma anche per far fare un po’ di movimento ai bambini, scaricando un po’ di energie e passando un momento all’aperto. Poi abbiamo fatto un gioco sull’astronomia. Javier ci ha fatto posizionare in cerchio delle carte raffiguranti i segni zodiacali in ordine e poi ci ha detto di metterci dietro il nostro segno e di fare un gesto che lo raffigurasse. Ha poi chiesto di dire delle caratteristiche e compatibilità per poi mostrarci sul sito Stellarium che in realtà astronomicamente esiste un altro segno zodiacale e che quindi è probabile che quello che crediamo sia il nostro segno in realtà non lo sia. Una volta rientrati in sede, ci ha consigliato alcuni strumenti utili per creare degli Outdoor games e non solo, come: Prezi (AI tool per presentazioni ma solo a pagamento), Genially (per PowerPoint e presentazioni animate) e Kahoot (per creare giochi e quiz). Un consiglio che ci ha dato è quello che, con un gruppo di persone, bisognerebbe evitare di parlare principalmente di tre cose: politica, credo religioso e di vita, e calcio, per evitare possibili discussioni. Siamo poi passati alla differenza tra ‘gamification’ e ‘game-based learning’: la gamification è l’aggiunta di elementi di gioco a un’attività che non è un gioco per creare coinvolgimento, per esempio piattaforme come Duolingo sono esattamente questo; mentre il game-based learning è la creazione di un gioco che ha comunque come scopo finale quello d’insegnare qualcosa. Javier ci ha poi parlato di un suo progetto che ha fatto creando un’escape room e, come ultima cosa per la giornata, ci ha dato delle basi sulle quali costruire un gioco, ovvero: 1. qual’è l’intento? 2. chi giocherà il gioco? 3. che tipo di gioco vuoi creare? 4. quale sarà il premio e l’obiettivo? 5. tenere presente di partire dalle cose più semplici e andare in crescendo. (Topic: tema principale, Challenge: quiz/test, ecc., Solution: finale e premio). I giochi non devono durare più di un’ora e mezza, perché poi si uscirebbe dal “flow” e questo porterebbe la gente a non voler più giocare a giochi simili. La giornata di corso è finita così, ma per chi voleva era possibile fare un’attività extra in autonomia nel paese di San Cristóbal de La Laguna, quindi dopo un paio d’ore di riposo io, Fabiana e Maria Silvia ci siamo recate lì e abbiamo fatto il gioco “Amaro Pargo”. Questo gioco è stato creato da Javier e ha come scopo quello di far scoprire le bellezze della cittadina attraverso questo gioco interattivo che va svolto con l’utilizzo di uno smartphone. Il gioco consiste nel recarsi in vari punti della città e risolvere vari enigmi per poter passare al livello successivo. Facendo questo gioco si scoprono fatti storici sulla città e sulla leggenda del pirata Amaro Pargo. Infatti, come premio finale, se si superano tutti i livelli, si scopre qual’è il vero tesoro del pirata. Finita questa attività molto bella che ci ha permesso di scoprire questa cittadina fiabesca, siamo tornate a Santa Cruz per cenare in un localino super tipico dove ci ha raggiunto anche Cinzia.
28/8 Giorno 5: Gita Outdoor al Teide Siamo partiti da Santa Cruz e come primo stop ci siamo fermati in una piazzola sulla strada in mezzo alla parte di foresta, perché Javier voleva farci notare il cambiamento di temperatura e di vegetazione. Poi abbiamo raggiunto il mirador di Chipenque dove si ha una prima vista mozzafiato sul Teide e sul mare di nuvole che copre la città e l’oceano, creando un panorama magico. Lì, dopo aver fatto molte foto, abbiamo fatto un’attività sulle Isole Canarie: dopo averci dato delle carte con la forma delle isole, ci ha chiesto di metterle in modo geografico corretto e poi ha chiesto di metterci nella nostra isola preferita o in quella nella quale vorremmo andare. Una volta divisi, ci ha detto che noi eravamo dei vulcani e, quando ce lo diceva, dovevamo iniziare a saltare sul posto e non fermarci fino alla fine. È partito da Lanzarote, poi Fuerteventura, ecc. Alla fine di tutte le isole, ha chiesto ai primi che avevano iniziato a saltare se erano stanchi, ricevendo un "sì", mentre gli ultimi erano tranquilli, e qui ci ha spiegato il motivo per cui ci ha fatto fare questa cosa: Lanzarote è stata la prima isola che si è creata e ora ha meno energia vulcanica rispetto alle ultime create. Questo è stato un modo per farci capire in maniera superficiale la creazione delle Isole Canarie e l’attività vulcanica. Siamo ripartiti, abbiamo fatto una sosta in un bar/souvenir e poi, arrivati ai piedi del Teide, ci ha lasciato 10 minuti per fare una passeggiata tra le rocce del vulcano e goderci il panorama. Ci ha spiegato anche l’importanza di non prendere e portare via nessun pezzo di roccia o cose naturali, perché è un parco naturale protetto e come tale va rispettato. Dopo questa piccola sosta, abbiamo raggiunto l’ultimo punto accessibile con i mezzi/auto e lì ci ha spiegato un po’ la storia del Teide. Poi ci siamo spostati dove c’era un posto per sedersi in cerchio, come se fosse un teatro, proprio per farci fare una mini attività di teatro su una leggenda del Teide. Tre volontari hanno fatto da protagonisti: una era il sole, uno il dio Guayota e un’altra il dio del cielo. La leggenda dice che quando gli indigeni raggiunsero il Teide, il dio Guayota voleva cacciarli perché voleva pace, quindi prese il sole e lo nascose nel Teide. Gli indigeni pregarono il dio del sole per andare a combattere con Guayota e avere indietro il sole. Dopo una lunga battaglia, il dio del cielo vinse, diede il sole agli indigeni e chiuse Guayota dentro al Teide mettendo un grosso masso sulla punta del Teide (da questo deriva la sua forma). Per questo dicono che quando si raggiunge la cima si può sentire l’alito di Guayota fuoriuscire dal Teide. Dopo questo momento di teatro, ci ha lasciato del tempo per fare foto e poi siamo tornati sul bus per fare ritorno.
29/9 Giorno 6: La giornata è iniziata con Javier che ci ha dato altre nozioni per poter costruire in autonomia un gioco, dandoci delle basi da seguire: Intention (qual’è l’obiettivo personale), Target Group (per chi viene creato), Che tipo di gioco (digitale o no, tenendo presente anche delle risorse a disposizione), Goal of the game (premio/ricompensa finale), The path to the goal (i passaggi che si devono svolgere per raggiungere l’obiettivo). Javier ci ha poi mostrato alcune sue creazioni, una dove usa la realtà aumentata, una gli NFC Tags e altri giochi sempre per l’outdoor education. Ci ha poi invitato a pensare a un gioco da creare per poter poi utilizzare nel nostro lavoro con i nostri studenti e di condividere l’idea con tutti gli altri. Dopo una pausa, ci siamo spostati all’esterno in un parco lì vicino, dove, dopo esserci divisi in 4 gruppi, Javier ci ha consegnato un foglio con una tabella con degli spazi vuoti dove ogni gruppo doveva inserire una domanda e una "challenge" divertente da fare. Dopo averci dato del tempo per creare e posizionare in una zona del parco un bigliettino con scritta la "challenge", abbiamo messo insieme tutte le idee e creato un unico gioco. A questo punto, ogni gruppo ha dovuto fare tutte le prove, filmandosi mentre le affrontava, e il primo gruppo che finiva avrebbe vinto il premio. Alla fine, ci ha fatto ragionare se preferivamo essere dei creatori di giochi o partecipare e abbiamo anche tirato le somme di tutta la settimana facendo un questionario. Siamo poi tornati in sede dove ci è stato consegnato l’attestato di partecipazione e, dopo aver salutato tutti, io e Fabiana ci siamo dirette verso l’aeroporto per tornare.
Riflessioni conclusive Essendo stata per me la prima esperienza di Erasmus+, prima di partire non sapevo bene cosa aspettarmi. Posso dire che è stata un’esperienza molto bella e formativa. Ho imparato molte cose, mi ha stimolato molte idee e mi ha dato la possibilità di conoscere persone con esperienze e culture diverse, dalle quali poter trarre nuove idee e stimoli. Ho anche avuto la possibilità di conoscere meglio e apprezzare l’isola di Tenerife. Gli educatori sono sempre stati disponibili, preparati e gentili. Una parola in più mi sento di dirla su Javier che, oltre a essere un educatore super preparato, è sempre stato anche una persona piacevole che ha fatto sentire tutti a proprio agio. Una cosa secondo me bellissima che proverò a riproporre è che lui, prima di iniziare la lezione/attività, si prendeva 10 minuti per dare il benvenuto a tutti e chiedere come stavamo, sempre con il sorriso, dando tempo e modo a tutti di poter condividere i propri pensieri, se c’era la volontà di farlo. Questi momenti hanno sempre fatto iniziare le giornate con un clima rilassato e positivo, facendo sentire tutti di essere in un ‘safe space’. Ha anche trasmesso sempre una grandissima umiltà nonostante tutte le sue conoscenze, dicendoci di condividere le nostre idee perché lui sente di poter imparare cose nuove da chiunque, cosa che trovo bellissima e che condivido a pieno. È stata una bellissima esperienza che consiglio sia per un arricchimento culturale che personale. Questo corso mi ha fatto conoscere e imparare nuovi digital tools con i quali creare giochi, attività e\o presentazioni che mi piacerebbe poter utilizzare per fare progetti con diversi temi collaborando con We Do Fablab.
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