Erasmus+ FarmLab Workshop
ERASMUS +
REPORT MOBILITA’ - Roberta Girondini, Paola Mignosi, Massimiliano Ferré, Giulia Gentilcore
dal 01/08/2026 al 07/08/2026
Hosting Organization: FarmLab.at
Courses and training
2025-1-IT02-KA121-ADU-000309580

FarmLab.at è un’associazione austriaca con sede a Kapfenstein, nella Stiria sud-orientale, registrata come Verein zur Förderung des Dialogs zwischen Tradition und Innovation im Vulkanland. Opera nel contesto rurale del Vulkanland stiriano e si configura come un rural creative hub: uno spazio di apprendimento, ricerca e sperimentazione in cui artigianato tradizionale, fabbricazione digitale, sostenibilità e pratiche agricole vengono messi in relazione.
La struttura nasce all’interno di una piccola realtà agricola e combina spazi produttivi, laboratori e attività legate alla terra. FarmLab dispone di aree dedicate alla lavorazione del legno, al metallo al tessile, alla ceramica, alla fabbricazione digitale e alla sperimentazione con materiali biobased. Questa configurazione lo rende un luogo ibrido, a metà tra fattoria, laboratorio aperto e centro di formazione, in cui le attività sono strettamente connesse al paesaggio, alla stagionalità e alle risorse locali.

L’organizzazione realizza workshop, residenze artistiche e di ricerca, progetti europei e attività di co-creazione. I principali ambiti di lavoro riguardano tinture naturali, lana, ceramica, bioplastiche, gestione sostenibile delle risorse, economia circolare, pratiche agricole innovative e integrazione tra tecniche artigianali e strumenti digitali. Il metodo adottato è fortemente pratico e collaborativo: i partecipanti sono coinvolti in processi concreti di osservazione, trasformazione e documentazione dei materiali e delle pratiche sperimentate.
Un ruolo centrale è svolto da Silvia Brandi, direttrice di FarmLab, cultural manager con background in architettura e una lunga esperienza in progetti culturali ed educativi orientati alla sostenibilità. All’interno dell’organizzazione coordina workshop, residenze e collaborazioni europee, favorendo il dialogo tra innovazione culturale, risorse locali e pratiche sostenibili.
FarmLab è inoltre inserito in diverse reti nazionali e internazionali, tra cui Fab Lab Network, Vulca Club, European Creative Hubs Network, Fab Academy Alumni, SheMakes Club, TCBL e Lebende Erde im Vulkanland Verein. Questa dimensione di rete consente all’associazione di mantenere un forte radicamento territoriale, partecipando al tempo stesso a scambi e progettualità europee legate al making, alla sostenibilità, all’innovazione sociale e alla rigenerazione delle aree rurali.
Introduzione
Dal 3 al 7 agosto 2026 abbiamo partecipato, come gruppo di soci del We Do Fablab di Omegna, ai corsi “Growing Indigo: Plant Care, Fermentation and Pigment Extraction” e “Living Colours Lab: Indigo Dyeing and Textile Experiments”, ospitato da FarmLab.at in Austria. I due corsi riguardavano la coltivazione dell'indaco, il suo utilizzo con varie tecniche di estrazione del pigmento, la tintura di varie fibre tessili, l'utilizzo di altre piante tintorie, la sperimentazione di tecniche di Shibori e tecniche di tessitura. Inoltre Giulia ha creato una pasta di resistenza (o di riserva) per proteggere il tessuto durante alcuni dei procedimenti tintori.
Il presente report descrive in forma sintetica le attività svolte in relazione agli outcome e ai task previsti dai Learning Agreement, evidenziando i temi trasversali della sostenibilità ambientale, dell'innovazione tecnologica e della transizione digitale, dell'inclusione, e le possibili ricadute didattiche per il We Do Fablab di Omegna.

Il ciclo della Persicaria tinctoria: coltivazione ed estrazione del pigmento

Facendo riferimento alla conoscenza del ciclo di coltivazione annuale della Persicaria tinctoria e alle principali fasi di estrazione del pigmento tramite fermentazione, abbiamo preso parte a una sessione dedicata alla coltivazione, cura, raccolta e conservazione dei semi della pianta, seguita dalla raccolta delle piante in campo e dalla preparazione del materiale vegetale per la fermentazione.
Abbiamo poi osservato e, per quanto compatibile con i tempi del processo, seguito le fasi conclusive della fermentazione e l'avvio dell'estrazione del pigmento, partecipando direttamente alle operazioni di filtraggio e essiccazione. Trattandosi di un processo “vivente”, scandito dai tempi naturali della materia, il gruppo ha sperimentato in prima persona quanto l'osservazione, l'attesa e la capacità di correggere in corso d'opera siano parte integrante del lavoro artigianale.
A guardarla bene, la Persicaria ci ha subito ricordato il basilico, per la forma e la disposizione delle sue foglie. Ed è proprio qui che risiede l'incanto: sembra impossibile che da un fogliame di un verde così brillante possa nascere il blu profondo dell'indaco. In quelle foglie, infatti, il colore è invisibile, custodito segretamente all'interno di una molecola "precursore" chiamata indican – un legame incolore tra zucchero e indaco che si risveglia, rivelandosi, solo quando la foglia viene spezzata o lavorata.
Estrazione del pigmento a freddo
A differenza dei metodi tradizionali di fermentazione in tino (VAT), che richiedono tempi lunghi, macerazioni complesse e un continuo bilanciamento del pH, questa tecnica si è rivelata una vera e propria scarica di energia e immediatezza.
Da questa lavorazione rapida, dopo un'accurata filtrazione, nasce un liquido di un verde brillante e sorprendente. È proprio in questo bagno che abbiamo immerso i nostri tessuti di origine animale come la seta e la lana, straordinariamente reattive e capaci di assorbire il pigmento in modo profondo, specialmente se lavorate con pieghe o legature (Shibori giapponese).

Preparazione della VAT e sperimentazioni di tintura
Per approfondire i processi di tintura a indaco basati su pigmento e su foglie fresche, abbiamo preparato una VAT di indaco a partire dal pigmento estratto nella stagione 2025, seguendone il processo di fermentazione nei giorni successivi e intervenendo con le correzioni necessarie in base alla sua evoluzione. Quando il processo lo ha reso possibile, abbiamo condotto le prime prove di tintura con la VAT. Abbiamo anche riattivato delle VAT realizzate durante una sperimentazione di giugno 2026. La presenza di pigmento era minore ma con varie immersioni siamo riusciti ad ottenere una buona colorazione.
Parallelamente, con l'obiettivo di sperimentare la tintura tessile e le tecniche di shibori su fibre diverse, abbiamo partecipato a una sessione di tintura su lana con foglie fresche di indaco, sperimentando anche tecniche di shibori su seta e, in una seconda fase, ulteriori prove di tintura con la VAT e nuovi esperimenti di shibori su cotone. Il confronto tra fibre diverse (lana, seta, cotone) ci ha permesso di osservare in modo concreto come la stessa tecnica tintoria produca risultati differenti a seconda del materiale trattato.
Tecnica dello Shibori
Lo Shibori è un’antica tecnica giapponese di tintura a riserva: grazie al supporto di Silvia abbiamo piegato, legato, annodato e compresso il tessuto prima di essere immerso nel colore. Le parti protette hanno assorbito meno pigmento, creando motivi, sfumature e geometrie sempre diverse. Tradizionalmente associato all’indaco, unisce artigianato, creatività e una certa dose di imprevedibilità: ogni tessuto diventa un pezzo unico.

Progetti personalizzati
Abbiamo sviluppato progetti diversi nel corso della settimana, che ci hanno permesso di imparare una tecnica e vederla calata nel nostro campo. Paola e Roberta hanno realizzato dei kilim, piccoli telai su cui viene realizzata una trama con fili di lana tinti con i colori naturali. Il giallo lo abbiamo ottenuto con il Tanaceto, il blu con l’indaco e il verde con la colorazione in entrambe le tinture. Questo tipo di attività, oltre ad interessare un target di adulti, potrebbe attirare l’attenzione di ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 14 anni. È possibile costruire dei telaietti partendo da uno dei progetti europei in cui il Farmlab è inserito.
Roberta ha sperimentato una parte delle tecniche Shibori che richiedono piegature e cuciture. Queste tecniche possono essere utilizzate sia in ambito sartoriale che in ambito artistico.

Giulia e Massimiliano si sono dedicati alla realizzazione di una scultura contemporanea che raffigura un uccello notturno. Il piumaggio è stato ricreato con la tecnica shibori, utilizzando una pasta di resistenza (o riserva), fondamentale per proteggere il tessuto e preservare il bianco della fibra durante la tintura.

Documentazione dei processi e riflessione didattica
Grazie al corso siamo stati in grado di riflettere sull’importanza di documentare i processi di tintura e riflettere sul loro impiego nelle attività didattiche rivolte ai membri della nostra organizzazione. Questa documentazione, condotta in modo diretto e strutturato, ha riguardato tutte le fasi dei processi naturali, scanditi dal tempo: dalla coltivazione alla fermentazione, dall'estrazione al filtraggio, all'essiccazione alla preparazione della vasca di tintura, fino alle tinture e alle tecniche shibori. Ci è stato chiesto di adottare un metodo di documentazione ispirato alle pratiche della Fab Academy, pensato per rendere un processo complesso e “vivente” replicabile e comprensibile anche per altri soci coinvolti nelle giornate di didattica.
Il gruppo ha inoltre preso parte a un momento di confronto sulle possibili applicazioni dei processi di tintura esplorati durante il corso nelle attività del laboratorio, condividendo spunti ed esperienze con i partecipanti degli altri paesi coinvolti nella mobilità.
Temi trasversali
Sostenibilità ambientale
Tutte le attività si sono svolte utilizzando piante e materiali reperiti direttamente in fattoria e nel territorio circostante, cercando di sfruttare al meglio le risorse locali disponibili: dalla coltivazione della Persicaria tinctoria alla raccolta di fiori e frutti per altri coloranti naturali, fino al riutilizzo dell'acqua e alla neutralizzazione controllata dei residui di lavorazione (ad esempio tramite aceto per le soluzioni basiche). Questo approccio a filiera corta rappresenta un esempio diretto di pratica sostenibile applicabile anche alle attività del nostro laboratorio.
Innovazione tecnologica e transizione digitale
Un elemento distintivo dell'esperienza è stata l'integrazione tra tecniche artigianali antiche - come la tintura a indaco e lo shibori - e strumentazione tecnologica moderna: macchinari per la lavorazione del legno e del tessile e stampanti 3D sono stati impiegati come supporto al recupero di tecniche tradizionali di colorazione e di utilizzo di fiori e frutti. Questo dialogo tra sapere antico e strumenti digitali offre uno spunto diretto per il lavoro che portiamo avanti al FabLab di Omegna, dove la fabbricazione digitale può affiancare e valorizzare pratiche manuali e materiali naturali.
Inclusione
Il gruppo di lavoro, composto da partecipanti di provenienza e formazione diverse, ha sperimentato una modalità di apprendimento non formale, basata sulla pratica condivisa, sull'osservazione comune di un processo naturale e sul confronto continuo tra pari. Le attività manuali e sensoriali proposte (raccolta, tintura, piegatura dei tessuti) si sono rivelate accessibili a persone con background e competenze differenti, confermando il valore di questo tipo di laboratorio come strumento didattico inclusivo, adattabile sia a gruppi eterogenei di soci sia alle giornate di didattica rivolte ai ragazzi.
Ricadute per il We Do Fablab di Omegna
L'esperienza si presta a una ricaduta diretta sulle attività del Fablab di Omegna. In particolare, intendiamo proporre a giovani e adulti la sperimentazione di tinture naturali a partire da piante autoctone e alloctone reperibili sul nostro territorio, come noci e bacche, replicando in scala ridotta i procedimenti di estrazione osservati in Austria.

Questa attività potrà essere organizzata in collaborazione con il Parco della Fantasia G. Rodari di Omegna, unendo la sperimentazione scientifica e manuale con l'immaginario narrativo rodariano, in un percorso che integra sostenibilità, manualità e creatività. L'esperienza si inserisce inoltre nella logica del Fablab come luogo di incontro tra tecniche tradizionali e strumenti digitali, offrendo ai ragazzi l'occasione di documentare il proprio lavoro con un metodo strutturato, sul modello di quanto sperimentato durante il corso.
La gamma di tecniche che abbiamo sperimentato offre diverse opzioni di ricerca e indagine anche per gruppi di adolescenti o adulti.
Alcune tecniche come la VAT di indaco si prestano meglio a laboratori con adulti, così come le tecniche più complicate dello Shibori.
Il We Do Fablab è frequentato da diversi artisti e artigiani che uniscono le loro capacità laboratoriali al potenziamento incentivato dai macchinari digitali.
Questi corsi aggiungeranno un ulteriore ventaglio di sperimentazione, sia nel campo dei pigmenti che nel campo della Fiber Art.
Con le nuove conoscenze potremo ampliare la sperimentazione del nostro laboratorio di Biomateriali e utilizzare il Wicking Bed (un altro dei progetti sulla sostenibilità e l’inclusione del We Do Fablab) per la coltivazione di piante tintorie.
I digital looms sviluppati nel progetto SHEMAKES possono essere facilmente riprodotti in We Do Fablab e utilizzati per diverse attività.
La possibilità di avere telai di grandezze e forme diverse può aiutare nell'ideazione di manufatti tessili e artistici.
La modularità e i tagli caratteristici del Kilim e di altre tecniche di tessitura si prestano allo sviluppo di schemi di e-textile.

Conclusioni
I corsi del FarmLab ci hanno permesso di acquisire competenze pratiche sui processi di tintura naturale, sulle tecniche di shibori e tessitura, di sperimentare un metodo di documentazione rigoroso applicabile a processi complessi e di riflettere insieme ad altri soci e partecipanti sulle possibili applicazioni in un contesto differente da quello austriaco. Gli spunti raccolti su sostenibilità, integrazione tra artigianato e tecnologia e inclusione troveranno spazio concreto nelle attività future del Fablab di Omegna, in collaborazione con le realtà del territorio.
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