Erasmus+ Lab Aberto Fablab - Bootcamp 2026

Erasmus+ Lab Aberto Fablab - Bootcamp 2026



ERASMUS +
REPORT MOBILITA’ - Alessandro Ceruti e Massimiliano Ferré
dal 17/07/2026 al 18/07/2026
Hosting Organization: Lab Aberto Fablab
Teaching and training assignment
2025-1-IT02-KA121-ADU-000309580

 

 

Lab Aberto Bootcamp 2026 – Torres Vedras, Portogallo

Workshop “Hacking Rodari’s Phone”

Il contesto della mobilità

La mobilità Erasmus+ si è svolta presso Lab Aberto Fab Lab di Torres Vedras, in Portogallo, all’interno del Lab Aberto Bootcamp 2026, organizzato dal 15 al 19 luglio 2026, che aveva come temi centrali:

  • Flexible learning spaces
  • Mental well being
  • Start up

Per alcuni giorni il Bootcamp ha riunito fablab, università, professionisti, educatori e maker provenienti da diversi contesti, proponendo oltre cinquanta workshop, talk, dimostrazioni e momenti di incontro. I temi affrontati spaziavano dalla fabbricazione digitale all’intelligenza artificiale, dai biomateriali alla ceramica, dall’elettronica allo storytelling, fino alla sostenibilità e alle nuove pratiche educative.

Questo contesto ha fatto da cornice alla nostra attività di teaching, permettendoci al tempo stesso di osservare un evento maker internazionale caratterizzato da una forte componente pratica e da numerose occasioni di incontro tra persone e organizzazioni con esperienze differenti.

 
 

Hacking Rodari’s Phone: da Omegna a Torres Vedras

Il centro della nostra mobilità è stato il workshop Hacking Rodari’s Phone, un format sviluppato da We Do Fablab nel quale un vecchio telefono analogico a rotore viene trasformato, attraverso elettronica e programmazione, in un dispositivo narrativo digitale.

Abbiamo scelto di iniziare non dalla parte tecnica, ma dal contesto nel quale il progetto è nato. Abbiamo quindi presentato We Do Fablab, Omegna e il particolare rapporto della città con Gianni Rodari.

Attraverso alcune brevi letture e una presentazione dedicata abbiamo introdotto il suo immaginario, soffermandoci sul gioco con le parole, sull’errore come occasione creativa e sulla capacità di osservare oggetti e situazioni da prospettive inattese.

Il telefono diventava così il punto di incontro tra memoria, fantasia e tecnologia: un oggetto appartenente al passato che poteva essere aperto, compreso e trasformato per raccontare nuove storie.

I partecipanti e l’avvio del workshop

Al corso hanno partecipato sei persone di età compresa tra i 16 e i 50 anni, con livelli di esperienza molto differenti. Alcuni lavoravano già con elettronica o software, mentre altri non avevano mai utilizzato Arduino, saldato un componente o affrontato un programma.

Per questo motivo il percorso è stato costruito in modo progressivo, utilizzando schemi, flussogrammi e dimostrazioni pratiche per rendere comprensibile il funzionamento complessivo del telefono prima di affrontare i singoli collegamenti.

Nelle prime fasi la quantità di fili e componenti e la struttura del programma hanno generato qualche iniziale timore nei partecipanti meno esperti. La percezione è cambiata rapidamente quando il sistema ha iniziato a produrre i primi risultati concreti.

Aprire il telefono e farlo suonare nuovamente

L’attività pratica è iniziata osservando l’interno dei telefoni e cercando di comprendere il funzionamento delle componenti originali: la leva della cornetta, il disco combinatore, i contatti che generano gli impulsi e le campanelle elettromeccaniche.

Uno dei momenti più coinvolgenti è stato proprio sentire nuovamente suonare le campanelle originali, questa volta controllate attraverso Arduino e l’elettronica aggiunta.

Quel risultato ha rappresentato un passaggio importante nel workshop: uno schema che fino a poco prima poteva apparire astratto diventava improvvisamente qualcosa di concreto e riconoscibile. Da quel momento l’attenzione e la curiosità del gruppo sono cresciute sensibilmente.

Saldatura, cablaggio ed elettronica

Una parte rilevante del corso è stata dedicata ai collegamenti elettrici e alla saldatura.

Abbiamo accompagnato i partecipanti nella lettura degli schemi e nella comprensione della funzione dei diversi componenti, cercando di spiegare non soltanto come realizzare una connessione, ma anche perché fosse necessaria.

Alessandro ha seguito in particolare questa parte, trasferendo competenze pratiche relative alla saldatura, al cablaggio, alla verifica dei collegamenti e all’integrazione delle componenti elettroniche con quelle originali del telefono.

Il progressivo assemblaggio del sistema ha permesso ai partecipanti di verificare direttamente gli effetti dei collegamenti e di individuare e correggere eventuali errori durante le prove.

Dall’elettronica alla programmazione

Parallelamente abbiamo affrontato la logica software necessaria per rendere il telefono interattivo.

La programmazione è stata introdotta attraverso una piattaforma visuale a blocchi, così da concentrarsi inizialmente sul funzionamento del programma piuttosto che sulla sintassi del codice.

Abbiamo lavorato su concetti quali input, output, condizioni, cicli e conteggio degli impulsi, collegandoli direttamente alle azioni del telefono: riconoscere quando la cornetta viene sollevata, capire quando il disco è in movimento, contare gli impulsi generati dal rotore e associare un contenuto audio al numero composto.

Massimiliano ha seguito soprattutto questa parte, utilizzando diagrammi per descrivere la sequenza delle operazioni e mostrando successivamente la relazione tra i blocchi grafici e il codice Arduino generato.

La possibilità di osservare immediatamente una risposta fisica del dispositivo ha reso più comprensibili anche alcuni passaggi software relativamente complessi.

Dal numero composto alla storia

L’obiettivo finale era fare in modo che ciascuno dei dieci numeri del disco potesse richiamare un diverso contenuto audio.

Arduino doveva quindi riconoscere gli impulsi prodotti dal rotore e, una volta identificato il numero, avviare il file MP3 corrispondente.

Anche la preparazione dei contenuti audio è entrata a far parte dell’esperienza. Come attività rompighiaccio alcuni partecipanti hanno registrato la propria voce mentre leggevano brevi testi in italiano, per poi inserire le registrazioni nel telefono.

Sentire la propria voce provenire dalla cornetta di un dispositivo modificato durante il workshop ha reso particolarmente evidente il passaggio da vecchio telefono analogico a contastorie digitale.

Nonostante le differenze di partenza, tutti i partecipanti sono riusciti a seguire il processo e a contribuire alla realizzazione e alla sperimentazione del risultato finale.

Riuso, sostenibilità e transizione digitale

Il progetto ha permesso di affrontare in maniera concreta anche i temi della sostenibilità e della transizione digitale.

Il punto di partenza era infatti un dispositivo tecnologicamente superato, del quale abbiamo conservato struttura, rotore, cornetta e campanelle, integrandoli con elettronica contemporanea.

Il riuso non è stato quindi soltanto una scelta legata alla riduzione degli sprechi, ma una parte stessa del processo educativo: aprire un oggetto, comprenderne il funzionamento e attribuirgli una nuova funzione.

Allo stesso tempo, concetti come programmazione, microcontrollori e contenuti digitali sono diventati più tangibili perché applicati a un oggetto fisico e familiare. La tecnologia digitale non sostituiva completamente quella analogica, ma dialogava con essa, mantenendone alcuni degli elementi più caratteristici.

Vivere il Lab Aberto Bootcamp

La mobilità si è inserita in un evento molto più ampio del nostro workshop.

Nel corso delle giornate abbiamo potuto entrare in contatto con numerose attività dedicate a tecnologie, materiali e metodologie differenti e conoscere realtà provenienti dal mondo dei fablab, delle università e della formazione.

Una parte importante dell’atmosfera del Bootcamp era costituita anche dai momenti informali.

Durante la Maker Dinner partecipanti e organizzatori hanno cucinato e cenato insieme, mentre i Maker Cocktails serali hanno offerto uno spazio più informale nel quale continuare conversazioni iniziate durante workshop e talk.

Sono stati momenti utili per conoscere meglio le persone presenti, parlare dei rispettivi laboratori, raccontare progetti e confrontare esperienze in un clima molto meno strutturato rispetto alle attività formative.

Anche il rapporto con lo staff di Lab Aberto ci ha permesso di conoscere più da vicino una realtà che, pur operando in un contesto diverso, presenta diversi punti di contatto con We Do Fablab per approccio al making, attività educative e rapporto con il territorio.

Dal Portogallo al territorio di Omegna

L’esperienza di Torres Vedras rappresenta anche un punto di partenza per ulteriori sviluppi del progetto.

Quanto sperimentato durante il Bootcamp potrà essere utilizzato per migliorare il workshop, semplificare ulteriormente alcuni materiali didattici e sperimentare nuove modalità narrative e tecnologiche all’interno di We Do Fablab.

Il legame con Gianni Rodari rende particolarmente naturale una restituzione sul territorio di Omegna. Il possibile coinvolgimento del Parco della Fantasia Gianni Rodari e di altre realtà locali potrebbe consentire di sviluppare ulteriormente il telefono come strumento educativo e narrativo, integrandolo in attività rivolte a scuole, adulti, educatori e cittadini.

Il prototipo può quindi continuare a evolvere: nuovi racconti, registrazioni realizzate dai partecipanti, ulteriori interazioni e possibili integrazioni digitali possono trasformarlo in una piattaforma aperta alla sperimentazione.

Conclusioni

La mobilità Erasmus+ presso il Lab Aberto Bootcamp 2026 ci ha permesso di portare a Torres Vedras un progetto nato a Omegna e di sperimentarlo con persone di età e competenze molto differenti.

Durante Hacking Rodari’s Phone siamo passati dalle letture di Gianni Rodari all’apertura dei telefoni, dalla saldatura ai collegamenti elettronici, dalla programmazione visuale al conteggio degli impulsi del rotore, fino a far nuovamente suonare le campanelle e riprodurre racconti attraverso la cornetta.

Uno degli aspetti più significativi è stato osservare il progressivo cambiamento nel rapporto dei partecipanti con il progetto: dall’incertezza iniziale davanti alla complessità del sistema alla soddisfazione generata dai primi risultati concreti.

Un’esperienza che ha messo insieme cultura locale, riuso, elettronica, programmazione e storytelling, dimostrando come un oggetto del passato possa diventare il punto di partenza per nuove forme di apprendimento e creatività.


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