Metamorfosi: il percorso dalla stampa 3D al vetro

Metamorfosi: il percorso dalla stampa 3D al vetro



Devo ammettere che da artigiana non è semplice approcciarsi a tecnologie digitali, macchine a controllo numerico e stampanti 3d, tutto sembra molto lontano dalla maestria e dal fascino del lavoro manuale. 

Eppure è importante provare e cercare di vedere queste tecnologie come quello che sono: degli strumenti, degli attrezzi di lavoro; mi incuriosisco, provo, e scopro che posso imparare ad usarle, possono essere utili, e a volte possono ispirare qualcosa che non avrei immaginato.

Nel mio lavoro con il vetro artistico c'è una tecnica di scultura che si chiama GLASS CASTING,  è una tecnica che somiglia molto a quello della più conosciuta “fusione a cera persa” dei metalli, quella delle sculture in bronzo per intenderci. L'idea è quella di dare forma al vetro facendolo fondere e colare in uno stampo.

Per realizzare una piccola scultura in vetro ho deciso di provare a partire da un modello in PLA realizzato con la tecnologia della stampa 3D. Il casting è una tecnica complessa che prevede diversi passaggi, ma tutto il processo si basa su due concetti: positivo e negativo, ovvero stampo e controstampo.

Proverò a descrivere ogni passaggio nel modo più semplice possibile:
 

POSITIVO  in PLA   

Con il programma Autodesk Fusion 360 abbiamo disegnato una forma geometrica, come fosse un diamante. Dal Disegno si passa alla simulazione della stampa e alla creazione del file di stampa usando Ultimaker Cura

Il pezzo viene stampato in 3D ed ecco il positivo, il primo. È un diamante in PLA nero, solido ma delicato al calore. È una forma geometrica, semplice da disegnare in vettoriale ma difficile da realizzare a mano con precisione.

 

NEGATIVO  in GOMMA SILICONICA    

Ho colato la gomma siliconica sul mio diamante ottenendo così il mio negativo; un cilindro di silicone, flessibile, con un vuoto esattamente della forma della mia scultura.

 

POSITIVO in CERA    

Ho riempito il vuoto della gomma siliconica con della cera calda che, raffreddandosi, è diventa il mio positivo. 

 

NEGATIVO in GESSO REFRATTARIO    

A questo punto ho coperto la cera con un gesso refrattario, ovvero un gesso che può resistere alla temperatura di fusione del vetro; ho lasciato indurire bene il gesso e, con il vapore, ho fatto sciogliere la cera. Il mio positivo in cera si scioglie, si perde, ma così posso avere la mia impronta perfetta nel gesso, il mio negativo in refrattario.

 

POSITIVO in VETRO    

L'ultimo passaggio è stato fondere il vetro all'interno del mio stampo in refrattario; il vetro fuso ha riempito il vuoto lasciato dalla cera ed ha preso la forma del mio diamante. Il processo di fusione è durato qualche giorno, ma alla fine ho potuto rompere il gesso scoprendo così il mio diamante in vetro.
 

Immagino che questo sia solo l'inizio di una serie di prove ed esperimenti per conoscere il mondo degli strumenti digitali e capire come usarli al servizio del lavoro artigianale.

Per crescere serve curiosità, ma anche gli incontri giusti, come il mio con il We Do Fablab.

Metamorfosi: il percorso dalla stampa 3D al vetro

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